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dott. Fabio Quercioli - Specialista in chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica

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Ricostruzione del seno con espansori e/o protesi

Nelle pazienti mastectomizzate, laddove è possibile, la ricostruzione è effettuata mediante l'uso di espansori e protesi. L’inserimento di espansori e protesi non è consigliato alle pazienti che devono effettuare cicli di radioterapia, in quanto possono andare incontro facilmente al “rigetto” della protesi, più correttamente definito “contrattura capsulare”.

A queste pazienti si consiglia di ricorrere ad una tecnica chirurgica ricostruttiva con tessuto autologo, microchirurgico o peduncolato.

La tecnica di ricostruzione con espansori e protesi prevede generalmente due fasi chirurgiche, che possono aver luogo in tempi diversi.

Il primo passo consiste nell’inserire sotto al muscolo grande pettorale un “espansore tissutale” (dispositivo che, aumentando progressivamente di volume, per effetto del riempimento con soluzione fisiologica, crea lo spazio necessario all’inserimento della protesi mammaria definitiva). Talvolta è indicato l’utilizzo della cosiddetta protesi espandibile (di Becker), che resta in sede come protesi definitiva dopo aver completato la fase di espansione, senza richiedere ulteriori interventi.

L’espansore può essere impiantato anche a distanza dall’intervento oncologico, ma spesso si preferisce posizionarlo al termine di esso, per risparmiare alla paziente un’apposita sessione chirurgica. Al momento dell’inserimento, l’espansore viene parzialmente riempito con soluzione fisiologica, cosicché la regione mammaria acquisisce subito un minimo volume iniziale.

L’espansore viene progressivamente dilatato, con cadenza regolare, aggiungendo soluzione fisiologica al suo interno con un ago ipodermico, attraverso la speciale valvola. Si tratta di una procedura che non crea fastidio alla paziente, ma deve essere ripetuta più volte, fintanto che non si crea lo spazio necessario per l’inserimento della protesi in silicone, definitiva.

Dopo un periodo di tempo variabile, almeno sei mesi, l’espansore viene sostituito con una protesi mammaria definitiva, di forma e dimensioni adeguate. L’intervento viene eseguito in anestesia generale, comporta qualche giorno di ricovero, ma prevede tempi di recupero abbastanza brevi, circa una settimana per tornare alle attività quotidiane, se queste non comportano sforzi.

In alcuni casi per un risultato estetico ottimale, dato da una naturale simmetria dei seni, può essere necessario un piccolo ritocco della mammella controlaterale.

La scelta dell’impianto (protesi o espansore) deve tener conto della struttura fisica e delle preferenze della paziente, ma il chirurgo plastico deve considerare innanzitutto gli esiti dell’intervento demolitivo e dell’eventuale trattamento radioterapico, già avvenuto o programmato, prima di scegliere un impianto che dia un risultato finale il più possibile naturale, simmetrico rispetto alla mammella controlaterale.

Esiste un’ ampia gamma di espansori e protesi, che si differenziano per forma, superficie e tipo di silicone contenuto.

 

Gli espansori tissutali

Gli espansori tissutali sono impianti costituiti da un involucro di silicone che ha la capacità di espandersi gradualmente per effetto dell’inserimento di soluzione fisiologica nella sua camera interna.

Il riempimento progressivo dell’espansore avviene attraverso un’apposita valvola, e non è doloroso per la paziente. L’espansore crea progressivamente lo spazio necessario all’inserimento della protesi mammaria definitiva.

La superficie esterna dell’ espansore tissutale è, generalmente, ruvida (“testurizzata”); questa caratteristica gli consente di aderire ai tessuti, restando in posizione corretta, e sembra inoltre diminuire l’incidenza della reazione indesiderata di contrattura capsulare.

La forma dell’espansore è anatomica, a goccia. In base alla proiezione l’espansore si definisce ad alto o basso profilo. Tenendo conto anche delle preferenze della paziente, il  chirurgo plastico sceglierà l’impianto più adatto per forma e dimensioni, in modo da ottenere il miglior effetto estetico possibile.

L’espansore, dopo circa sei mesi dall'ultimo riempimento, quando cioè i tessuti si sono consolidati, deve essere rimosso e sostituito con la protesi definitiva.

In alcuni casi si può ricorrere all’utilizzo della cosiddetta protesi espandibile, o protesi di Becker,  un espansore speciale, a camera doppia, dotato di una valvola che può essere rimossa una volta raggiunta l’espansione desiderata. La protesi espandibile viene lasciata in sede definitivamente, senza quindi la necessità di effettuare un nuovo intervento.

 

Le protesi mammarie

Le protesi mammarie sono costituite da un involucro esterno di silicone, che contiene un gel di silicone ad alto grado di “coesività”,  che assicura la massima resistenza e sicurezza; il silicone coesivo, infatti, si comporta come una sostanza solida, e anche nel caso fortuito di rottura dell’impianto non potrebbe in alcun modo disperdersi nei tessuti circostanti.

Oggi le protesi mammarie sono disponibili in un’ampia gamma; si caratterizzano per la loro forma, che può essere rotonda o a goccia (con un profilo anatomico), per il grado di proiezione (basso, medio e alto), che determina la sporgenza del seno,  per la loro superficie esterna, che può essere liscia oppure rugosa (testurizzata), e per il loro volume.

Le protesi testurizzate sono piuttosto rigide al tatto, ma risultano essere meno soggette all’effetto indesiderato di contrattura capsulare.
Le protesi lisce, invece, sono lievemente più morbide, e possono trovare indicazione quando si prevede un posizionamento sottoghiandolare, in quanto più difficilmente presentano l’inconveniente della palpabilità della protesi dall’esterno.

 

Nell’ambito della nostra attività chirurgica si utilizzano esclusivamente protesi di marchi leader mondiali, le uniche che siano garantite a vita.

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